Oggi siamo più poveri senza Gennaro Cilento

  

Non riesco a frenare il pianto che si alimenta se mi fermo;
non riesco a pensare ai miei luoghi, ai miei vicoli, ai miei percorsi, alla mia lingua, alla mia cultura, alla mia comunità, al mio linguaggio artistico, senza pensare ai tuoi luoghi, ai tuoi vicoli, ai tuoi percorsi, alla tua lingua, alla tua cultura, alla tua comunità, al tuo linguaggio artistico;
non riesco a pensare alla mia vita con il pensiero permanente che la tua si sia fermata.
Non si possono spiegare certe cose, non si possono razionalizzare, non ci si può fermare così tutto di un colpo.
Non riesco a pensare di non sentirti più chiedermi cosa penso dei tuoi quadri;
non riesco a pensare di non passare a trovarti nella tua casa studio a ragionare insieme sul nostro percorso, sul da dove siamo partiti e verso il dove si stava andando, quando non si trovavano risposte insieme lo si chiedeva alle carte, la tua energia era un alchimia.
Non riesco neanche a scrivere di te al passato, perché tu non puoi passare e sei eterno presente, con i tuoi modi che provenivano da lontano e la tua estetica che andava egualmente lontano, non so quanto tempo ci metteranno a comprenderti, chi arriva prima è destinato ad aspettare gli altri.

Non riesco a spiegarmi come chi ti vedesse passare, viaggiare, pensare, creare, alimentare energie ad alta velocità, non ammettesse che tu eri non raggiungibile;
non eri un provocatore culturale qualunque, eri alimentazione culturale, chi non si nutriva di te, non sa cosa si è perso nel suo quotidiano, non sa a che cosa ha rinunciato, se soffro per me per averti perso, soffro ancora di più per chi non ti ha trovato, non soffro per chi non ti ha cercato, chi non ti ha cercato non ha capito un cazzo sul senso della vita e dello stare al mondo.

Come può andare avanti chi ti ha conosciuto al pensiero che non può più confrontarsi con te?
Come può andare avanti chi accettava di farsi radiografare l’anima dal tuo sguardo e dalla tua visione del mondo oltre il mondo?

Confrontarsi con te era come essere in contatto con energie altre, con altri mondi, voleva dire avere a che fare con uno sciamano, con un alchimista, con un esoterico, con le energie cosmiche che per sbaglio ci hanno catapultato in questo cazzo di mondo impazzito facendoci interagire.

Hai deciso di vivere per la tua pittura, vivevi con la tua pittura, la tua pittura era la tua vita, la tua vita era la tua pittura, la tua pittura è oltre la tua vita, quanto parla e quanto continuerà a parlare, forse soltanto attraverso di lei potrò continuare ad ascoltarti, a comprenderti per comprendermi, per ritrovarci, ma dove la ritroverò?
Quando la ritroverò?
Le istituzioni sono distratte, al Madre si pensa a Martone, e non alla Storia dalla prospettiva di chi la vive e subisce, di chi resiste e reagisce con le sue immagini e le sue visioni, perché la soffre e necessita andare oltre.
Soltanto scrivendoti in connessione, sedo il pianto istintivo, il pianto che merita un artista come te, perché quando va via un artista, scompare dalla terra qualcosa di sacro, qualcosa d’irrazionale, d’inspiegabile, qualcosa in grado di raccontare e di raccontarci chi siamo e cosa saremo, scompare un monito silenzioso, scompare un frammento di dignità umana e collettiva, scompare la nostra origine di sapiens, scompare quello che ci fa belli senza bisogno di photoshop, scompare un linguaggio che configura l’anima, ma sul serio Gennaro Cilento non torni?
Sul serio non mi seguirai con il tuo sguardo quando ci salutavamo come fosse sempre l’ultima volta, io ti dicevo che non era l’ultima volta e tu ti comportavi come fosse l’ultima volta?

Sul serio l’ultima volta che ti ho visto e salutato è stata l’ultima volta?
No perché io non riesco proprio ancora a crederla questa cosa, e se la credo mi sento in un ambiente più arido, con meno energia, meno spiritualità.
Quando se ne va uno come te, il mondo il giorno dopo, non può essere come il giorno prima.

Tutto oggi è più povero, è più povera la Sanità, Napoli, l’Italia, l’Europa, il mondo; è più povero chi ti ricorderà e chi non ti ricorderà, è più povero chi ti ha conosciuto e chi non ti ha mai conosciuto, è più povero chi con te non si è mai interrogato e non ti ha mai interrogato, è più povero chi non sa domani cosa avresti dipinto e cosa gli avresti fatto vedere.  Mimmo Di Caterino

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Ovidio – La morte di Orfeo

Fantastica anche se si parla di morte ! Alla storia di Orfeo si sono ispirati tanti artisti tra la fine dell’ottocento e inizio del novecento, dando vita a quella corrente detta “orfismo”, intenzionata ad esaltare il potere della musica e del canto a quello dei colori.

l'arte dei pazzi

Levy-morte-Orfeo Levy – La morte di Orfeo

Tale era il canto di Orfeo, poeta di Tracia: ammaliava le selve e l’animo delle bestie, e perfino le pietre ne erano sedotte. Quand’ecco che le donne dei Cíconi, che sui petti in delirio vestivano pelli d’animale, lo videro dall’alto di un colle mentre inseme cantava e pizzicava le corde.
E una di esse, con le chiome sciolte al lieve soffio del vento, gridò: «Eccolo! Eccolo, colui che ci disprezza!», e contro la melodiosa bocca del vate apollineo scagliò il bastone che, essendo in cima coperto di foglie, gli lasciò un segno, ma senza ferirlo. E subito un’altra gettò una pietra che, però, mentre era ancora in volo, rimase estasiata dalla melodia della voce e della lira, sicché gli cadde dinanzi ai piedi, quasi a chiedere scusa di aver osato questa follia.

Ma ormai il temerario assalto andava in crescendo, non conosceva limiti, e…

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Frida Kahlo. Oltre il mito

La valigia dell'artista

A me succede così. Quando qualcosa, qualsiasi cosa, viene accolta dal facile plauso della folla, a me per principio riesce antipatica. Prima ancora di approfondire l’argomento, io già me ne sono fatto un’opinione : piace agli altri ? Vorrà dire che a me non piace. Il mio atteggiamento, capirete facilmente, non ha certo contribuito a farmi degli amici, dura è la vita del bastiancontrario, e talvolta, mio malgrado, ammetto anche di aver dovuto fare più di un passo indietro rispetto a inutili pregiudizi.

Autoritratto di Frida Kahlo Autoritratto
Frida Kahlo
1940. Olio su alluminio

Dal disprezzo iniziale ho finito con l’amare il pugile Mike Tyson, la città di Londra, i telefoni cellulari e persino la musica di Jovanotti. Fabio Volo, invece, continuo davvero a non sopportarlo : forse tra qualche anno riuscirò a ricredermi. Questo, vi racconto, perché recentemente mi è capitata una cosa simile, il cambiamento di opinione nei confronti di una persona…

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Concorso Nazionale ARTE e COLLAGE 2017/2018

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Oggi 2 marzo 2018 , partono le votazioni  del concorso Nazionale Artistico

https://premiolyra.fila.it/gallery/?school_id=5510&edition_id=5124

Io ho votato per i lavori della scuola” Enrico Fermi ” di Reggio Emilia, istituto comprensivo  , dove gli studenti si sono impegnati con con serietà e motivazione,  guidati da  una persona speciale nonché carissima amica. Anche voi , se gradite, scegliete le opere che maggiormente vi attraggono . In palio due gite in una città d’arte . Vi ringrazio tutti con l’augurio e la speranza   che sarete in TANTI!

2017-2018     

   I.C.Statale Enrico Fermi

partecipa al

CONCORSO NAZIONALE  ARTISTICO

-Ogni utente, avrà a disposizione un voto per elaborato 
-Gli utenti maggiorenni potranno votare l’elaborato preferito dalle ore 08:00 del 02/03/2018 fino alle ore 23:59 del 09/03/2018
Per votare è necessario: • collegarsi al sito https://premiolyra.fila.it/e compilare il form con i dati richiesti e la Password elaborata dal votante stesso. • accettare il Regolamento del concorso cliccando sull’apposito check box • cliccare sul bottone “VOTA” posto accanto alle immagini presenti nella Gallery Accettando il Regolamento il votante: • rilascia il consenso al trattamento dei propri dati personali per finalità connesse al concorso • dichiara di essere maggiorenne al momento della partecipazione. Una volta espresso il proprio voto, sarà visualizzato un messaggio di conferma di registrazione del voto. Il totale dei voti accumulati da ciascun elaborato sarà visibile fino al termine del concorso tramite la visualizzazione di un contatore.

-Vi aspettiamo in tanti    Aiutateci a vincere –     GRAZIE

https://premiolyra.fila.it/gallery/?school_id=5510&edition_id=5124

 

La buona madre è quella che diventa inutile

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La buona madre è quella che diventa inutile col passare del tempo.
È giunto il momento di reprimere l’impulso naturale materno di voler mettere il piccione sotto l’ala, protetto da tutti gli errori, tristezze e pericoli. È una battaglia difficile, lo confesso. Quando comincio a indebolirmi nella lotta per controllare la super-madre che tutte abbiamo dentro, mi ricordo la frase del titolo. ” La buona madre è quella che diventa inutile…”
Se ho fatto il mio dovere di madre correttamente, devo diventare inutile. E prima che una madre mi accusi di disamore, spiego cosa significa. Essere “inutile” è non lasciare che l’amore incondizionato di madre, che esisterà sempre, provochi vizio e dipendenza nei figli, come se fosse una droga, a tal punto, che loro non siano in grado di poter essere autonomi, fiduciosi e Indipendenti. Devono essere pronti a tracciare la loro rotta, a fare le loro scelte, a superare le loro frustrazioni e a commettere i propri errori anche con ogni fase della vita, una nuova perdita è un nuovo traguardo; per entrambe le parti: madre e figlio.
L’amore è un processo di liberazione permanente, e quel legame continua a trasformarsi nel corso della vita. Fino al giorno in cui i figli diventano adulti, costituiscono la loro famiglia e ricominciano il ciclo. Quello che hanno bisogno è di avere la certezza che saremo con loro, fermi, nell’accordo o nella divergenza, nel trionfo o nel fallimento, pronte e presenti, l’abbraccio stretto, e il conforto nei momenti difficili. I genitori e le madri, in sostanza, allevano i loro figli affinché siano liberi e non schiavi delle nostre paure. Questa è la più grande sfida e la missione principale.
Quando impariamo ad essere “inutili”, ci trasformiamo in un porto sicuro dove possono attraccare.       

– Ali per volare.
– Radici per tornare.
– Motivi per restare.
Facciamo figli indipendenti e sicuri di se stessi per vivere una vita piena e onesta.
 
“Quando una madre ama davvero educa i suoi figli per imparare a volare”.
Annalisa Pintus